Doppietta Giro-Tour: sogno o realtà?

indurain

Miguel Indurain riesce per ben due volte nella doppietta Giro-Tour, nel 1992 e nel 1993, anche grazie alle lunghe cronometro degli anni ’90, sua specialità

In tutta la storia del ciclismo, solo 6 Campioni sono stati capaci di compiere un’impresa unica, leggendaria e grandiosa.

Anquetil, Merckx, Hinault, Roche, Indurain e Pantani.

Hanno saputo andare oltre il sogno di portare a casa una maglia rosa, traguardo di per sé già incredibilmente alto. Non si sono fermati ad osservare quella maglia rosa, ma anzi, l’hanno appoggiata sul letto per poi ripiegarla e metterla via.
L’hanno riposta in un cassetto insieme a tutte quelle cose che solitamente seguono la vittoria di un Giro d’Italia. I festeggiamenti, gli inviti, le cene.
Tutto rimandato, tutto spazzato via da un secondo sogno, ancor più grande: il Tour.
E’ questa la differenza tra questi 6 e tutti gli altri. La capacità di non fermarsi a Maggio.

Ma ora, nel 2016, vincere il Giro e poi anche il Tour sembra impossibile per chiunque.
Probabilmente il problema principale è proprio la corsa francese, con il suo livello stratosferico e tutte quelle caratteristiche che la rendono alla portata di pochissimi.

Tecnicamente, il Giro è molto più “semplice” da portare a casa. Resta comunque una corsa di altissimo livello ma è palese che sia aperta a molti più corridori, e non sempre di primissima fascia (Kruijswijk, Chaves, Uran e Majka per fare un esempio). Ma il problema subentra proprio nel dopo-Giro, ammesso che si riesca a portare a casa la maglia rosa.
E’ qui che scatta l’operazione Tour.

Troppe le 4 settimane tra le due corse per poter mantenere il picco di forma (specialmente quando si arriva alla terza settimana della Grande Boucle, quella decisiva), ma troppo poco il tempo per poter pianificare una preparazione solida e affidabile in vista della corsa francese. Un bel problema.

L’ultimo a provarci è stato Alberto Contador nel 2015. A detta sua, avrebbe dovuto provarci prima, nei suoi anni migliori. In fin dei conti è stato capace di portare a casa sia il Giro che la Vuelta nello stesso anno, roba per pochi…
Lo scorso anno ha rinunciato ad ogni tipo di festeggiamento per dedicarsi completamente al recupero delle energie mentali e fisiche.
Dopo l’arrivo “in rosa” a Milano si è preso qualche giorno senza toccare la bici per poi andare subito in altura, a Livigno, per 2 settimane di allenamenti leggeri.
A quel punto è andato a correre (vincendo) una breve corsa a tappe di 4 giorni (la Route du Sud) alla ricerca del ritmo di gara, per poi trascorrere a casa, come è solito fare, i 7 giorni precedenti al Tour.
Nonostante ciò, il “Pistolero” si è ritrovato imballato e spento quando la corsa si infiammava e ha chiuso solo quinto a 9′ e 48″ da Chris Froome.
Ben lontano dall’obiettivo.

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A Maggio Contador vince la maglia rosa annientando l’Astana di Fabio Aru, ma lo spagnolo è già focalizzato sul Tour de France di Luglio. In Francia però sarà tutta un’altra faccenda…

Arrivare in Francia con un Giro d’Italia alle spalle (vinto o no che sia) è un gran bel fardello e lo si nota immediatamente. Basta osservare la pedalata di Nibali in queste prime tappe in terra francese per notare come gli manchi la capacità di cambiare ritmo e di tenere certi wattaggi quando le cose si fanno serie, sprofondando in una pedalata pesante che ricorda quella dei giorni più duri. E’ un buon Nibali in cerca di condizione ma comunque inevitabilmente segnato dal Giro.

Tutti gli altri corridori preparano esclusivamente il Tour arrivandoci freschi, motivati, pieni di energie, mentre il Giro ti lascia dentro un peso.
La testa può sentirsi pronta e disposta ad affrontare altri 21 giorni di corsa tremenda e dolorosa, ma le gambe… Loro sono un’altra faccenda.

Sicuramente l’impresa è più difficile ora rispetto a 30, 40 o 50 anni fa. La meticolosa programmazione degli obiettivi fa si che i vari capitani e l’intera squadra arrivino all’appuntamento (in questo caso la Grande Boucle) al 100% alzando di parecchio il livello della corsa.

Ma è davvero impossibile riuscirci adesso?
Quintana è forse quello più quotato. Ha vinto il Giro (nel 2014) e presto potrebbe vincere anche in Francia, dopo i 2 secondi posti del 2013 e del 2015. Gli servirebbe un Giro poco esigente dal punto di vista del percorso e una sfida meno impegnativa e dura del solito con i suoi avversari, così da uscirne con sufficienti scorte di energie.

Per Froome resta l’incognita di come reagirebbe alla corsa italiana, alle sue salite e a tutte le sfortune che fino ad ora hanno sempre colpito e martoriato il suo Team Sky.

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Pantani realizza il grande sogno. Dopo il Giro conquista anche il Tour polverizzando Ullrich sulle grandi montagne.

L’ultimo a riuscirci è stato Marco Pantani, nel magico 1998.
L’ha fatto con quella tranquillità che forse è mancata a Contador lo scorso anno.
Pantani ha vinto il Giro ed è arrivato in Francia in punta di piedi, dicendo di non avere troppe ambizioni ma di voler vivere il Tour giorno per giorno. Ma dietro quella serenità si scorgeva il suo sogno, nei suoi occhi si leggeva la voglia di lasciare un segno e nell’aria vagava la sensazione che qualcosa di veramente grande potesse accadere. Un’impresa che sa ancora di leggenda.

Forse nessuno riuscirà a ripetere l’impresa. O forse sì.

Ma in fin dei conti, il bello è proprio questo.
Sapere che piegare due maglie, una rosa e una gialla, per metterle nello stesso cassetto nel giro di 3 mesi è qualcosa che il destino ha in serbo per pochi.

Jacopo Billi

 

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