31 anni dal disastro di Stava. Non dimentichiamo.

 

Esattamente 31 anni fa, il 19 luglio del 1985, alle ore 12. 22, 268 persone, 3 alberghi, 53 case e 6 capannoni vengono travolti da un’ondata di fango veloce quasi 90 chilometri orari, nella Val di Stava, in Trentino Alto Adige.

 

 

Questo disastro, ricordato come una delle catastrofi più gravi avvenute al mondo, è accaduto a seguito della fuoriuscita di circa 180 mila metri cubi di materiale (fluorite, sabbia e acqua) provenienti da due bacini di decantazione della miniera Prestavel, situata in cima al monte, proprio sopra il paese.

Bacini di decantazione

La causa del crollo è stata individuata nell’instabilità delle discariche, in particolar modo del bacino superiore, che non avevano coefficienti di sicurezza minimi necessari a evitare il crollo. L’instabilità delle discariche, a sua volta, era dovuto al fatto che i limi depositati non erano consolidati, a causa della natura acquitrinosa del terreno su cui sorgevano le discariche, dell’errata costruzione dell’argine del bacino superiore, della costruzione del bacino superiore a ridosso del bacino inferiore, dell’altezza e della pendenza dell’argine superiore e delle discariche, a causa della decisione di accrescere l’argine con il sistema “a monte”, il più rapido, economico, ma anche più insicuro, e dell’errata collocazione delle tubazioni di sfioro delle acque di decantazioni.

Qualcuno sicuramente si chiederà se fossero stati effettuati dei controlli sulla sicurezza di questi bacini, la risposta è sì, nel 1975, quando il Distretto minerario della Provincia Autonoma di Trento, responsabile per la sicurezza delle lavorazioni minerarie, incaricò della verifica di stabilità la stessa società mineraria.

Pur trascurando una serie di indagini indispensabili, la verifica permise di accertare che la pendenza dell’argine del bacino superiore era “eccezionale” e la stabilità era “al limite”. Addirittura, nella sua prima relazione, il tecnico incaricato della verifica sembra in sostanza affermare: “strano che non sia già crollato”. La risposta della società mineraria al Distretto minerario e di questo al Comune fu tuttavia positiva e portò all’ulteriore accrescimento della miniera.

Alla luce di quanto detto, tutti possiamo capire che alla base del disastro di Stava troviamo solo la stupidità dell’uomo, la sua negligenza, il suo interesse solo economico, a discapito della vita di centinaia di persone.

A seguito del grave incidente, a Trento si apre un processo che durerà solo tre anni: nel 1988 vengono condannati per reato di omicidio colposo plurimo e disastro colposo una serie di persone, ma nel 1992, con la seconda sentenza, le pene di reclusione sono state ridotte e condonate nel corso dei vari gradi di giudizio.

Nessuno dei condannati ha scontato la pena detentiva. Oltre le responsabilità penali furono determinanti per il verificarsi del disastro una serie di comportamenti che non avevano rilevanza penale, caratterizzati principalmente dall’aver anteposto alla sicurezza la redditività economica degli impianti, sia da parte delle società minerarie che dagli Enti pubblici istituzionalmente preposti alla tutela del territorio e della sicurezza delle popolazioni.

Dopo queste sentenze mi sorge spontanea una domanda: le centinaia di morti hanno avuto la loro giustizia? 268 morti possono essere ridotte ad una sentenza così minima e mitizzata?

Per conoscere da vicino e per esattezza questa crudele vicenda, ma soprattutto per non dimenticare è sorta la Fondazione Stava 1985, voluta dai familiari delle Vittime della Val di Stava per fare in modo che i 268 uomini, donne, bambini uccisi il 19 luglio 1985 non siano morti invano, per mantenere la memoria storica della catastrofe e per rafforzare la cultura della prevenzione, della corretta gestione del territorio e della sicurezza, la cui mancanza è stata causa della catastrofe di Stava, dei disastri del Vajont, del Cermis e di altri disastri colposi.

La Fondazione Stava, adibita a Museo, è un centro di documentazione che, tramite dati, foto, filmati, libri e brochure, ripercorre le fasi, le cause del disastro, descrive l’attività della miniera di fluorite, presenta i processi e le responsabilità della catastrofe.

L’ attività e le iniziative della Fondazione vengono interamente finanziati con lasciti e donazioni, versate a favore di un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale Onlus.

Fondazione Stava 1985

 

La Fondazione Stava 1985 invita tutti a visitare, ma soprattutto a documentarsi, a informarsi sul disastro di Stava, ma anche su tutti quegli altri disastri, come quello del Vajont, e molti altri, che troppo spesso e volentieri vengono coperti dall’ombra, vengono come sotterrati, dalla stessa ondata che ha travolto Stava, perchè nessuno deve dimenticare orrori e sbagli dell’uomo, che uccidono innocenti e che distruggono terre.

Tutti devono sapere e ricordare in modo da non ripetere gli stessi sbagli.

Sara Erriu

 

 

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