Alla scoperta di Ben Simmons, l’ultimo LeBron.

“With the first pick in the 2016 NBA Draft, the Philadelphia 76ers select Ben Simmons”, queste le parole pronunciate il 23 giugno scorso dal commissioner Adam Silver, primo vagito della carriera pro di un ragazzone australiano di 19 anni per 208cm di esplosività e intelligenza cestistica.

Sicuramente  è ancora troppo presto per prevedere un’illuminante ascesa alla Karl-Anthony Towns (prima scelta 2015 e  Rookie of the Year all’unanimità nella stagione appena conclusa) ma di sicuro possiamo escludere un flop alla Anthony Bennett, suo omologo del 2013 e “fenomeno” da 1.5 punti e 1.2 rimbalzi di media in carriera.

Simmons rappresenta una tipologia di giocatore come ne nascono ogni 20-30 anni: movenze, ball-handling e capacità di passaggio di una pointguard racchiuse in un fisico e in una potenza fisica da ala. Per meglio comprendere la tipologia di giocatore che vedremo all’opera da ottobre è forse  più facile, anche se meno corretto, azzardare qualche paragone. Per evitare figuracce alla Bagatta (vedasi l’“illuminato” paragone Duncan-Daugherty), mi limito a citarvi l’opinione via tweet  di  sua maestà Magic Johnson:

“LSU’s Ben Simmons is the best all around player I’ve seen since LeBron James came out of high school straight to the NBA!”

Effettivamente nelle prime uscite alle Summer League di Salt Lake City e Las Vegas, il nostro Ben ha lasciato intravedere sprazzi di gioco riconducibili al Prescelto prima maniera, in particolare per quanto riguarda visione di gioco, capacità di penetrazione e assist decisamente illuminanti per un ragazzo di quella mole. Ci sono tuttavia sostanziali differenze . LeBron appena sbarcato in NBA recitava principalmente da pointguard o da guardia, sfruttando poco il gioco spalle a canestro. Simmons invece possiede già dei buoni fondamentali in post e, salvo casi eccezionali, non lo vedremo molto spesso recitare da pointguard. D’altra parte James possedeva già allora un, seppur acerbo, buon range di tiro, caratteristica sulla quale l’ala da LSU dovrà lavorare ancora molto.

Le fortune di un rookie, si sa, dipendono molto anche dall’ambiente in cui si trova ad esprimere il proprio talento. Simmons giocherà nella squadra più derelitta della Lega ma questo paradossalmente potrebbe essere un bene per lui. I Sixers, infatti, sono un team giovane e ricco di talento che finalmente sembra avere tutte le carte in regola per iniziare un processo di rinascita. Dal punto di vista tecnico, le qualità, più o meno potenziali, dei vari Okafor, Noel, Embiid, Saric,… non sono in discussione, mentre da un punto di vista tattico qualche dubbio sorge. Fondamentalmente Phila è un’ottima squadra nel frontcourt ma ha grosse lacune in playmaking e tiro, sotto questo punto di vista aver speso  la chiamata numero 1 al Draft per un’ala, seppur atipica, rischia di non risolvere al meglio le cose.

Nella Città dell’Amore Fraterno, tuttavia, hanno deciso di seguire il vecchio mantra e di mettere il talento davanti alla tattica, giusto così: non devono vincere per forza e possono decidere di portarsi a casa quello che per loro era il miglior profilo del Draft. Come si inserirà in questo contesto il nostro Ben? Se saprà muoversi con intelligenza potrà sfruttare l’abbondanza di big men per migliorare e giocarsela come esterno, diventando ancora di più un all around player e colmando alcune lacune che sembra mostrare oggi (leggasi il tiro, già citato in precedenza).

Non possiamo sapere oggi se il prodotto da LSU sarà la risposta ai mali dei Sixers, ma possiamo ricordare un piccolo aneddoto: l’ultima prima chiamata di Phila ad un draft NBA risale a vent’anni fa, era il 1996 e l’allora commissioner Stern chiamò sul palco un certo Allen Iverson, the Answer. Una coincidenza? Forse sì. Un’ulteriore pressione sulle spalle del ragazzo? Decisamente sì, ma finalmente ai Sixers ricomincia a soffiare il vento dell’ottimismo. Sarà l’ennesima occasione buttata o ricorderemo il 23 giugno 2016 come la data della resurrezione? Ai posteri l’ardua sentenza, a noi non resta che metterci comodi e goderci lo spettacolo ancora una volta.

Daniele Mengato

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