Le pagelle del Tour de France 2016

 

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TOUR de FRANCE 2016 5
In una Grande Boucle letteralmente ammazzata dalla noia e dall’attendismo di molti, tra tappe percorse a velocità ridicole e fughe destinate a morte sicura, le uniche vere emozioni nella prima parte arrivano da un arco gonfiabile (quello dell’ultimo km) che si sgonfia travolgendo Adam Yates e poi dal disordine del Mont Ventoux. Moto che bloccano i corridori e la maglia gialla che corre a piedi aspettando una bici di scorta troppo piccola e con pedali diversi. Un’immagine che danneggia la corsa in bici più prestigiosa al mondo e una corsa “anestetizzata” fino alle ultime due tappe di montagna, dove qualcos(in)a si muove. Tour de France, cosa ti sta succedendo?

Chris FROOME. 10
Porta a casa la sua terza maglia gialla. Serve altro?
Ad inizio Tour sembrava meno sicuro di sé rispetto agli scorsi anni, un po’ più vulnerabile ed “umano”, ma in realtà ci si sbagliava. L’inglese ha messo sulla strada la solita forza mostrata nel 2013 e nel 2015, forse con un po’ meno di agilità ma comunque tanta potenza. Ha saputo completare il quadro del suo team, al quale forse fino ad ora mancava qualcosa, aggiungendo un pizzico di fantasia (con gli attacchi in discesa e in pianura) alla rigida strategia della Sky portando così il ciclismo su un nuovo, altissimo, livello.

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Romain BARDET. 8
Salva il suo Tour nella 19esima tappa staccando tutti in discesa e poi mantenendo il vantaggio in salita. Fa un vero e proprio capolavoro che alla fine gli vale il secondo posto in classifica generale. E fa tutto ciò senza squadra… Che la Francia abbia davvero trovato l’uomo giusto?

Nairo QUINTANA. 5
Bocciato. Nonostante sia sul podio (anche grazie al naufragio di Mollema), da lui ci si aspettava qualcosa di più in termini di corsa. Nairo mantiene il solito attendismo che già in passato lo ha penalizzato, ma quest’anno ci si mettono anche le gambe e l’allergia a rovinare la festa. In salita non è quello dei giorni migliori e arranca per restare lì, nella parte alta della classifica. Sicuramente la delusione più grande di questo Tour.

Adam YATES. 8
L’inglese è il simbolo del nuovo che avanza. Classe 1992, a soli 23 anni dimostra una sicurezza e una forza disarmanti, arrivando quarto a Parigi. Il futuro è (anche) suo.

Richie PORTE. 6
Il tasmaniano arriva in Francia con la miglior forma degli ultimi anni, ma perde troppo tempo nelle prime tappe anche a causa di una caduta. Sembra comunque cresciuto molto e in salita ed è sicuramente uno dei più costanti tra i migliori di classifica.

Alejandro VALVERDE. 8,5
Ci vorrebbero più corridori del suo calibro, ma la verità è che lui è un autentico fenomeno. Forse l’unico in questo momento ad essere competitivo 10 mesi all’anno sia nelle classiche che nei grandi giri. Dopo il terzo posto al Giro d’Italia centra anche la sesta piazza in Francia, nonostante lavori costantemente per il suo capitano Quintana. Gli manca solo il successo di tappa, ma si presenta alle Olimpiadi come pericolo pubblico numero 1.
Non ci sono più parole per descrivere questo corridore solido e sempre e all’altezza della situazione.

Bauke MOLLEMA. 8
E’ vero, ha chiuso “solo” 11°. Ma merita un 8 perché dopo alcuni anni all’ombra dei migliori, l’olandese si dimostra un uomo solido e pronto a combattere per le posizioni che contano. Va forte in salita e tiene a cronometro, ma cade nella 19esima tappa perdendo più di 3 minuti. Per lui un Tour che può essere un ottimo trampolino di lancio, con la consapevolezza di essere lì davanti.

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Louis MEINTJES. 8
Giovanissimo, sicuro di sé e sempre attaccato al gruppo dei migliori. Il ragazzo ha talento e motore per dire la sua nei grandi giri. Intanto dopo questo ottavo posto è promosso a pieni voti.

Jerlison PANTANO, Julian ALAPHILIPPE & Alberto RUI COSTA. 9 
Tour di qualità quello del simpatico colombiano, dell’astro nascente francese e dell’ex campione del mondo. Insieme attaccano per farci divertire e per divertirsi, e alla fine è meglio lasciare il segno in qualche tappa magari con attacchi entusiasmanti piuttosto che portare a casa un anonimo piazzamento.

Daniel MARTIN. 6
Sembra sempre essere al gancio, lì lì per staccarsi e invece quando arriva all’ultimo km tira fuori le ultime forze e attacca sempre. Cerca un successo di tappa che non arriva ma si porta a casa un piazzamento che salva lui e la Etixx intera.

Vincenzo NIBALI. 7,5
Bisogna ricordare che il siciliano è venuto in Francia senza nessuna ambizione di vittoria, con il solo obiettivo di preparare l’assalto all’Olimpiade aiutando Fabio Aru. Fa il suo lavoro, resta tranquillo, va in fuga e prova anche a lasciare il segno in più tappe. Come a dire: ci vediamo a Rio.

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Alberto CONTADOR. S.V. 
Nella prima tappa lo spagnolo commette un errore banale commettendo una terribile caduta che gli compromette ogni speranza di vittoria, gettando al vento sacrifici, mesi di lavoro e un’Olimpiade che non tornerà mai più.

Pierre ROLLAND. 5
Tanta, troppa sfortuna. Fa una prima settimana di corsa impeccabile e poi sbaglia sul più bello cadendo quando il gioco si fa duro davvero. Prova a lasciare il segno a modo suo nella penultima tappa alpina ma sbaglia di nuovo e cade rovinosamente. Un vero peccato, ma sembra comunque cresciuto.

Team SKY. 8,5
La più forte squadra degli ultimi 10 anni. Ammazza letteralmente la corsa, prendendola per la gola ogni volta che la strada si fa dura. Impassibili, sicuri e determinati, gli Sky sono il riflesso del loro capitano.

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Peter SAGAN. 10
Se arriva in volata è sul podio, se va in fuga vince la tappa. Se c’è salita non si tira indietro ma anzi, va sempre all’attacco senza fare troppi calcoli. Inventa, vince, esulta ed appassiona la gente con il suo carattere speciale.
La maglia verde è cucita sulla sua pelle ormai da 5 anni e il record di Zabel (7 maglie) ora è in bilico. Un vero Campione del Mondo che speriamo di vedere al Giro il prossimo anno.

Fabian CANCELLARA. 4
Lo svizzero non si vede mai ed è una brutta copia di quello capace di sorprendere il gruppo all’ultimo km o di sferrare coraggiosi attacchi. Mai in fuga, mai sul pezzo a cronometro, si ritira prima di arrivare a Parigi per preparare un’olimpiadi che rischia di essere troppo dura anche per lui.

Mark CAVENDISH. 9
Lo sprinter inglese torna sui suoi livelli migliori portando a casa ben 4 tappe e un giorno in maglia gialla. “Schiacciato” sulla bici come una volta, compatto e veloce distrugge i suoi avversari ad ogni sprint. Sarebbe stato un 10, se non fosse per il ritiro prematuro ad una settimana dalla fine che gli nega la possibilità di vittoria sugli Champs-Elysées.

André GREIPEL e Marcel KITTEL. 5
Alla vigilia sembravano i velocisti più forti ma devono inchinarsi a Cav, forse un po’ sorpresi anche loro. Kittel sembrava tornato il migliore in circolazione ma forse paga gli sforzi di un inizio stagione intenso, mentre Greipel non si vede mai se non a Parigi.

Fabio ARU. 6,5
Al suo primo Tour de France non stupisce, ma non delude neanche del tutto le aspettative. In leggera difficoltà nelle prime 2 settimane, fa vedere il meglio di sé nelle ultime tappe con il terzo posto nella crono scalata e poi prendendo le redini della corsa insieme alla sua Astana. Ci prova, combatte e alla fine paga gli sforzi uscendo dai primi 10, causa una bruttissima crisi nell’ultima tappa utile. Ma almeno combatte per qualcosa.
Chi sostiene che il suo non sia stato un buon Tour, prenda una bici e corra per la prima volta la corsa francese con il livello più alto degli ultimi anni a soli 26 anni. Gran carattere, lo aspettiamo più maturo il prossimo anno…

Rafal MAJKA. 6
Combatte per la maglia a pois e alla fine viene premiato, ma in certe situazioni sembra disinteressarsi di ogni possibilità di vittoria di tappa. Il suo Tour è la fotocopia di quello del 2014, con ben due successi in meno.

Wout POELS, Diego ROSA e Vasil KIRYIENKA. 10 
Il migliori gregari della corsa francese. Sempre presenti, freschi, all’altezza e disponibili per il loro capitano. Si muovono bene e in alcune situazioni sembrano avere anche più “benzina” dei loro leader…

Greg VAN AVERMAET. 9,5
La campagna francese del fuoriclasse belga è un vero e proprio capolavoro. Vittoria di tappa e diversi giorni in maglia gialla. Chapeau.

Tony MARTIN. 5
Da un campione del suo calibro, con un motore come il suo, ci si aspettava molto di più. A cronometro sembra ormai un gradino sotto ai migliori e quest’anno non riesce a lasciare il segno come nelle passate edizioni. D’altronde non tutti gli anni sono uguali…

Jacopo Billi

 

 

 

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