Il gregario tra umiltà, lavoro e vento in faccia

grregari

C’è una figura, nel ciclismo che conta, forse poco popolare ma alla base di tutto. Immaginate il ciclismo, le salite, le volate, i vincenti e le braccia alzate. Questo è ciò che sta in cima ad un’enorme piramide, la punta dell’iceberg. Ma sotto c’è una base larga e fondamentale che spesso nessuno vede o immagina.

E questa base è costituita dai gregari.

Il gregario è quella persona capace di mettere da parte ogni ambizione per un obiettivo più alto, per un fine superiore.
Sono quelli che riescono a prendere vento in faccia anche quando non ce la fanno più, perché anche se le gambe bruciano e la schiena sta per cedere, loro continuano a spingere e spingere ancora.
Il loro arrivo, la loro linea bianca che significa “fine”, è posta qualche km prima di quella reale. Sanno che la loro gara finisce lì e si preparano perché sia così. E’ come un giocatore che crossa la palla all’attaccante in area anche quando potrebbe provare a tirare, ma non lo fa. Crossa e spera che il suo capitano faccia goal perché così vince anche lui.

osa aru

Diego Rosa resta al fianco del suo capitano Fabio Aru anche durante la grande crisi nella 20esima tappa del Tour de France 2016

Il gregario lavora nell’ombra più scura, raramente vede la luce. E’ come un minatore che sta al buio ma riesce ad estrarre le pepite migliori, anche se sa che non saranno destinate a rimanere con lui.

E’ quello che quando passa la linea d’arrivo spesso tira dritto verso il bus, lo sguardo basso e umile anche nelle giornate da eroi. Nel tragitto lancia un’occhiata al capitano e con un solo sguardo gli torna tutto indietro. Come a dire: quelli qua fuori il tuo lavoro non l’hanno visto, ma io sì. Grazie.

Andare in fondo al gruppo, dove il vento ti porta sul ciglio della strada e ti mette alla prova schiacciandoti sulla bici, e poi chiamare l’ammiraglia con la speranza che arrivi in fretta. Scambiare due parole, infilarsi borracce in ogni spazio possibile sotto la maglietta e poi risalire il gruppo ciondolando sotto quei pesi che sembrano una tortura ma che in realtà sono salvezza per gli altri. Acqua per tutti e qualche grazie qua e là che ti fa anche piacere. E si riparte…

contador tosatto

Tosatto per Alberto Contador, Rosa e Tiralongo per Fabio Aru, Poels per Chris Froome, e tutti gli altri a seguire.
Solidi e duri come pietre, sopportano la fatica e capiscono quando c’è bisogno di una parola di conforto e quando invece l’unica cosa che serve è il silenzio.

Jacopo Billi 

 

 

 

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